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DUE ANNI DOPO TRA UNA FIACCOLATA E UNA MANCATA RICOSTRUZIONE: AMATRICE 2018

 
Foto: RaiNews

ore 3.36
239 vittime
93.000 scosse ad oggi

Questi numeri sono, per molte persone, ricordo indelebile che permarrà nella memoria, non solo individuale ma, sopratutto, comunitaria. Oggi, 24 agosto 2018, a due anni dal terribile sisma che ha distrutto la città di Amatrice e altri comuni limitrofi, si ricorda questa tragica giornata con preghiere e fiaccolate. Tanti giorni sono passati e tante persone, un pò per malinconia, delusione, rassegnazione hanno abbandonato questi luoghi; molti, tra più e meno anziani, per i motivi più disparati, tra cui anche la non ripartenza di una molteplicità di attività economiche, hanno lasciato questa vita.

Ma, al di fuori delle celebrazioni ufficiali, dove politici, politicanti e altri personaggi mostrano il loro dolore, la situazione reale è, oggi, duramente critica sia dal punto di vista umano che dal punto di vista economico. Ad oggi, ancora molti dei famosi SMS solidali donati a buon cuore dai cittadini italiani, rimangono “bloccati” in un limbo forse amministrativo? Per noi comuni mortali questa è una domanda al momento senza risposta.

Ad oggi, ci sono un totale di 34.230.067,15 € grazie agli SMS di cui 430.000 € dedicati ad Amatrice. Fino ad ora ne sono stati spesi solo una minima parte per la ricostruzione di una scuola nel comune di Pieve Torina (MC); comune che si è trovato, in una situazione già di per sé complessa, a dover anticipare tale cifra per vederla, successivamente, rimborsata.

Per chi vive al di fuori del cratere sismico, come comunemente definito, il terremoto potrebbe sembrare “storia passata”, una storia che, però, genera rabbia, ogni giorno sempre più, che si trasforma in delusione in tutti coloro che oggi continuano a risiedere in quelle zone con caparbietà e attiva resilienza. I “terremotati”, sempre secondo la definizione comune, sono un popolo che resiste e lo fa per amore del proprio territorio e della propria comunità.

Non un supporto, non una casa di proprietà ricostruita, centinaia di progetti e in alcuni casi sigilli di giudici che bloccano una rinascita; perché, tra i tanti che ancora oggi vivono ancora negli alberghi (dopo ben due anni dal sisma), ci sono tanti altri che del terremoto hanno fatto il loro motivo di sviluppo e crescita nonché di speranza di vita. 

All’apparenza, quasi fosse un film questa difficile realtà, sembra che si stia instaurando una enorme battaglia tra uno Stato, cosciente della possibilità di nuovi terremoti (ricordiamo, infatti, che il 44% del territorio italiano è ad elevato rischio sismico ed in esso abitano all’incirca 21,8 milioni di persone), e la popolazione che è sempre più determinata a vivere l’Appennino. Di sicuro, fino ad oggi, si poteva fare di più.

Anzi si deve fare di più. Nel silenzio della fiaccolata, ecco il grido silenzioso della resistenza, uno dei partecipanti incita “Ora diamogli sotto”!

Marco Lopopolo

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